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INVERTEBRATI E CROSTACEI
Le stelle marine sono una forma di invertebrato molto comune; ne esistono più di 200 specie, chiamate più esattamente asteroidi. La maggior parte delle stelle marine hanno un corpo tondo che si prolunga in 5 braccia identiche, ma alcune possiedono più di 40 braccia, mentre altre hanno braccia così piccole da sembrare cuscinetti. Grazie a queste sue braccia la stella marina si può spostare lentamente lungo il fondale marino, sabbioso o roccioso. La bocca non la si può vedere perchè si trova rivolta verso il fondale, al centro del corpo. Le stelle marine hanno un diametro che va da 2 centimetri a 1 metro. Hanno una particolare capacità di rigenerare parti del suo corpo.
Magia marina: Se viene ridotta in pezzi, da ognuno di questi nascerà una nuova stella marina, se invece perde un braccio lo rigenererà in breve tempo uguale a quello perduto. I colori di una stella di mare sono molto sgargianti e variano dal giallo, al verde, al rosa, al rosso e può essere sia omogenea che screziata.
Abitudni ed alimentazione della stella marina: La stella marina passa la maggior parte della sua giornata in cerca di cibo. Possono ingoiare piccole prede intere ma alcune possono rovesciare lo stomaco all'esterno della bocca, farvi aderire animali anche grandicelli e digerirli esternamente. Le sue prede preferite sono piccoli crostacei e molluschi, tra cui ricci e cozze. Con le sue forti zampe, la stella marina, riesce ad aprire il guscio anche delle conchiglie più resistenti e a cibarsene. Non hanno nemici fra i predatori ma sono vittime dei parassiti. Nonostante la sua bellezza, la stella marina viene definita come uno degli abitanti più voraci dei fondali marini. Sono diffuse in tutti i mari della terra e a tutte le profondità. Alcune specie di stelle marine possono anche essere luminescenti.
I crostacei comprendono esemplari molto noti come gamberi, scampi, aragoste e granchi e altri ugualmente diffusi ma meno conosciuti come paguri, copepodi, cladoceri, cirripedi, anfipodi e isopodi.Sono tutti acquatici ad eccezione di alcuni granchi e isopodi, infatti gli isopodi terrestri sono piccoli crostacei di terra dal corpo appiattito, prediligono le zone agricole, spesse volte definiti impropriamente “scarafaggi”. Gli isopodi hanno la caratteristica di appallottolarsi quando avvertono uno stato di pericolo, si osservano spesso anche sulle spiagge italiane. I cirripedi sono i così detti “denti di cane” che si trovano fastidiosamente attaccati alle conchiglie delle cozze, si contano circa un migliaio di specie e sono tra i pochi crostacei sessili, cioè che non presentano alcuna mobilità infatti tutti gli altri crostacei hanno apposite zampe (piccole appendici) per la locomozione.
Struttura e locomozione: Generalizzando, per descrivere al meglio la struttura dei crostacei, possiamo dividere il corpo in due zone: un capo anteriore e una zona posteriore, data dall’addome.Sul capo, molte specie, alcuni esempi sono gamberi, aragoste e astici, portano una sorta di antenne, un piccolo occhio composto, due mascelle e una mandibola.Nel gambero già nella porzione del capo possono contarsi 5 paia di appendici che uniti a quelle addominali sono utili per gli spostamenti.Le appendici anteriori hanno funzioni ambulatorie, mentre quelle che si trovano nella zona dell’addome sono adatte al nuoto, eccetto le due terminali, che nelle femmine sono associate alla “coda” e costituiscono il ventaglio codale, una struttura che serve ad accudire le uova e a conservarle fino alla schiusa. Nei maschi il ventaglio codale funge da “pinna” per rendere il nuoto più rapido e meno faticoso.C’è da dire che la maggior parte di crostacei subiscono varie mute prima di raggiungere la struttura definitiva, la muta consiste esattamente nel cambio del loro rigido involucro esterno (esoscheletro).
Alimentazione: I costacei non sono grandi predatori, si nutrono di altri invertebrati, o comunque animali già deceduti o moribondi, possono nutrirsi però anche di materiale vegetale. Una volta avvistato il cibo, si avvicinano e con le due mascelle presenti sul capo lo manipolazione, mentre con la mandibola anno vita a vere e proprie triturazioni. L’alimentazione può avvenire anche per filtrazione, ne sono un esempio i cirripedi, che filtrano l’acqua trattenendo e nutrendosi di piccoli elementi planctonici. Negli isopodi sono osservabili casi di parassitismo, dove un isopode marino si ancora ad un pesce e si nutre succhiandogli fluidi.
Riproduzione e Mute: Sempre generalizzando, si può affermare che la riproduzione è sessuale e la fecondazione avviene appena dopo l’accoppiamento: durante l’accoppiamento il maschio si dispone con il suo ventre su quello della femmina, la quale raccoglie il seme maschile in apposite sacche. Man mano che le uova vengono fecondate avviene la deposizione nel ventaglio codale. Non c’è pericolo che le uova possano essere perse, in quanto, esse sono decisamente appiccicose quindi rimangono attaccate tra le appendici e il ventaglio codale per tutto il periodo dell’incubazione.Alla schiusa, nella maggior parte delle specie, gli individui nati hanno una struttura totalmente diversa da quella dei genitori, in quando vi sono stadi larvali. In molte specie sono presenti cure paternali ed è la femmina a prendersi cura dei piccoli nascituri per i primi giorni di vita.Come accennato in precedenza, i crostacei subiscono una serie di mute, perché durante la fase di crescita, l’involucro che li contiene (esoscheletro) diventa troppo piccolo, per questo deve essere sostituito. L’esoscheletro è una struttura molto rigida, e la sostituzione di questo dipende da una serie di ormoni della crescita. Appena uscito dal vecchio esoscheletro, il crostaceo risulta essere molto vulnerabile, in quanto ha perso tutta la sua protezione, e per generare un nuovo involucro a volte l’attesa è di giorni. In questo arco di tempo, l’animale dovrà fare molta attenzione e dovrà temere anche i suoi simili, il cannibalismo è molto diffuso e spesso i crostacei in muta possono essere aggrediti da altri crostacei della stessa specie già adulti e maturi.Un esempio di sviluppo diretto è osservabile nei gamberi di acqua dolce, infatti qui il giovane appena nato è un adulto in miniatura, dunque non esiste nessuno stadio larvale.
I Poriferi, meglio conosciuti come spugne, sono animali soprattutto marini. Generalmente non sono predatori e si nutrono per filtrazione. Non hanno una simmetria corporea e le dimensioni possono variare notevolmente: da pochi cm fino ad arrivare a circa 2 metri.Di certo le spugne sono tra gli invertebrati meno complessi, non presentano organi ne’ tessuti, ma il loro corpo è composto da solo tre differenti tipologie cellulari aggregate tra loro, che svolgono i ruoli più essenziali come quello di protezione, nutrizione e riproduzione. I poriferi si nutrono per filtrazione, infatti una caratteristica comune a tutte le specie è la presenza di una cavità centrale che amplia la superficie destinata al filtraggio delle acque.
Struttura e Classificazione: Sebbene i poriferi presentano una struttura molto semplificata, in base alla ramificazione della cavità interna possiamo distinguere tre differenti tipologie strutturali. La più semplice e anche meno diffusa è detta “Ascon” ed ha una tipica forma a vaso. La seconda è la “Sycon”, anche in questa tipologia è mantenuta la forma a vaso, ma le pareti qui presentano delle pieghe. La terza struttura è la più complessa, la forma a vaso è totalmente stravolta e la cavità interna presenta numerosi canali ampiamente ramificati. Questa terza struttura è detta “Leucon” e attraverso le ramificazioni dei canali, l’acqua circola permettendo una maggiore alimentazione per filtrazione.Le Spugne sono dotate di piccoli elementi scheletrici (spicole), diffusi in tutto il corpo e in base alla costituzione delle spicole abbiamo la classificazione usata attualmente dagli zoologi.Classe Calcarea: qui le spicole sono date da carbonato di calcio, hanno forma ad ago o a raggio. La struttura del corpo può essere sia ad ascon che leucon e sycon.Le spicole possono essere silice, fuse tra loro per formare una rete o un raggio a sei punte (Classe Hexactinellida), queste vivono dai 450 m fino ai 900 metri di profondità.Infine vi è la classe delle Demospongie, spugne silicee o con presenza di una particolare proteina detta “Spongina”, queste spugne sono munite delle più brillanti colorazioni e qui la struttura a leucon può raggiungere dimensioni di 1 metro, sia in diametro che in altezza. Tra le demospugne sono presenti anche alcune specie di acqua dolce.
Nutrizione e Riproduzione: La vita dei poriferi dipende dalle correnti d’acqua ed è proprio per sfruttarle a pieno che il loro corpo è organizzato intorno ad un sistema di canali e camere acquifere: le modalità di filtrazione dipendono quindi dalle strutture del corpo descritte in precedenza (ascon, leucon, sycon). Una spugna di 1 cm in diametro e 10 cm di altezza è capace di filtrare oltre 20 litri d’acqua in una sola giornata. Mediante la filtrazione i poriferi trattengono particelle alimentari come microalghe, batteri, protesti, gameti di altre animali acquatici e altro materiale organico.Recentemente sono state scoperte rare specie carnivore (Asbestopluma) che utilizzando le spicole riescono a catturare piccoli crostacei, queste spugne vivono in acque profondissime.Quasi tutti i poriferi sono ermafroditi (portano ambedue i sessi): uova e spermatozoi vengono prodotti in tempi diversi e rilasciati nell’ambiente marino. La fecondazione avviene in acque libere e porta allo sviluppo di piccolissime larve. In alcune specie i gameti femminili non vengono rilasciati, ma trattenuti all’interno della cavità della spugna, quando questa prende per filtrazione uno spermatozoo della stessa specie, invece di assumerlo come alimento lo utilizza per fecondare i gameti. Dopo la fecondazione, anche qui si forma una larva che viene liberata grazie alle correnti d’acqua che la trasportano all’esterno della cavità dell’animale. Le rare spugne d’acqua dolce si riproducono sessualmente con la produzione di capsule resistenti, dette gemmule, in grado di sopravvivere anche in periodi di essiccamento. Al ritorno delle condizioni favorevoli, con la comparsa d’acqua, la gemmula si sviluppa e si organizza a formare una nuova spugna.
Curiosità: Le spugne contribuiscono alla pulizia e alla nitidezza delle acque, in quanto trattengono con la filtrazione molte particelle responsabili del classico torpore che si trova nelle profondità marine.Nel 1999 è nato dalla penna di Nickelodeon, un cartone animato attualmente famoso anche in Italia: Spongebob. Il protagonista di questa serie è proprio una spugna di colore giallo, e il suo migliore amico è una stella marina!
Le lepri e le lumache di mare sono molluschi appartenenti alla sottoclasse Opistobranchia, classe dei gasteropodi. Le specie note fino a questo momento sono meno di 2000. La loro denominazione deriva dalle caratteristiche protuberanze situate sul capo, simili ad orecchie di lepre o ad antenne di lumaca. Come s’intuisce inoltre dal nome esse vivono in mare; a differenza degli altri molluschi, che presentano una conchiglia esterna che funziona da scudo protettivo, questi invertebrati portano invece la conchiglia all’interno, ma molto più piccola o in alcuni casi del tutto assente. I mezzi di difesa sono differenti a seconda delle specie. Vediamo ad esempio come alcune distraggono il nemico con l’espulsione di un liquido scuro e viscoso ma del tutto innocuo. Altre invece caricano il loro corpo di nematocisti, cioè cellule rigonfie di liquidi velenosi, le stesse che troviamo sui tentacoli delle meduse. A differenza degli altri abitanti marini non hanno né pinne per il nuoto, né un piede appiattito per strisciare sul fondale, ma hanno un piede modificato che con la sua contrazione muscolare genera il movimento del corpo. Si distingue facilmente la testa e la coda; la colorazione è davvero varia, da un bruno, marrone a colori molto chiari, ma non mancano elementi colorati, blu e gialli per esempio come i nudibranchi. Le lepri e le lumache di mare si nutrono spesso raschiando il fondale e immettendo nella loro cavità orale alghe e piccoli organismi marini.
Riproduzione: Molte lepri e lumache di mare presentano una particolarità che è poi comune di molti altri animali: l’ermafroditismo*. Questo significa che nel loro corpo posseggono sia materiale riproduttivo maschile che femminile, dando vita così a fecondazioni crociate. Nella classe gasteropode molte specie sono a sessi separati e per riprodursi liberano nell’ambiente esterno i gameti, i quali si incontrano dando vita ad una larva, che sarà un futuro individuo adulto. Nelle lepri di mare invece la fecondazione è interna, in quanto il gamete maschile è immesso direttamente nell’organismo dell’altro gasteropode.
* Nota sugli organismi ermafroditi: A differenza di quanto potrebbe venire da pensare un organismo con entrambi i sessi non si riproduce da solo in maniera indipendente, ma ha comunque bisogno di scambiare il materiale genetico con un suo simile per assicurare la diversificazione della specie.
Molti invertebrati, più precisamente molti molluschi, difendono il loro corpo con una struttura rigida e laminare che può aprirsi e serrarsi come uno scrigno, comunemente detta “conchiglia”.Le specie note sono numerosissime, circa 30.000; tra queste le più comuni sono le cozze, le vongole, le ostriche ed altre specie commestibili e da sabbia.Tutti questi animali sono molluschi appartenenti alla classe Bivalvia. Gli individui adulti sono organismi filtratori e si nutrono quindi di sostanze organiche presenti in sospensione nell’acqua, trattengono le particelle nutrienti filtrando litri e litri d’acqua. Dal momento che si nutrono per filtrazione, i bivalvi prediligono le distese o i fiumi con acque abbastanza veloci e vivono sotto il substrato: immersi parzialmente o totalmente nella sabbia o nel fango, riescono ad aderire a fondali rocciosi o addirittura a perforare legni e strati vari di fondale marino.Per quanto riguarda le larve, invece, ci sono varie specie che si comportano da parassiti.
Struttura e difesa, la formazione della perla: Il corpo dei bivalvi è di una consistenza molle ed è compresso lateralmente, esso è compreso tra due strutture laminari convesse, dette valve. Le due valve sono tenute insieme da una “cerniera” e proprio nei pressi di questa struttura che sono rilasciate grandi quantità proteiche e piccole particelle di carbonato di calcio: sostanze responsabili del legame elastico nella cerniera e permettono l’apertura e la chiusura delle due metà della conchiglia.Una chiusura forte e resistente risulta essere un fondamentale mezzo di difesa soprattutto nei confronti delle Stelle Marine che sono dei ghiotti predatori di bivalvi, infatti le stelle marine, con le loro propaggini laterali tentano di forzare l’apertura delle valve e nutrirsi del loro corpo molle.La formazione della famosa perla può essere considerata una forma di difesa che i bivalvi attuano, infatti quando un piccolo detrito o un parassita si introduce all’interno della conchiglia, il mollusco secerne della madreperla (carbonato di calcio e conchiolina) attorno all’ospite indesiderato, si ha così la formazione graduale di una perla. Le perle più prestigiose e di qualità più alta, sono quelle prodotte da Pinctada margaritifera e Pinctada mertensi cioè dalle classiche ostriche del Pacifico.
Bivalvi Giganti: Oltre le strutture sopra descritte, vi sono alcuni bivalvi meno conosciuti, questi comprendono solo nove specie e sono soprannominati “bivalvi giganti”. Vivono nella zona Indo-Pacifica in associazione con le barriere coralline. Gran parte della loro nutrizione dipende da alcune alghe che mediante la fotosintesi riescono a procurargli le energie necessarie per la sopravvivenza. E’ sempre grazie a queste alghe fotosintetiche che i bivalvi giganti appaiono colorati. Tra queste specie vi sono esemplari che raggiungono la lunghezza di 25 cm e altri che arrivano a pesare addirittura 4 kg.
Riproduzione e Sviluppo: La riproduzione può avvenire in differenti modi in quanto vi sono specie a sessi separati oppure ermafroditi. La maggior parte dei bivalvi hanno una fecondazione esterna e i gameti sono rilasciati nell’ambiente acquatico, attraverso un’apertura esalante: una sorta di “beccuccio laterale” che permette l’espulsione di varie sostanze organiche.Alla fecondazione segue la formazione di una piccolissima larva, circa 0,4 mm che quando raggiunge la giusta maturazione, si adagia al substrato e raggiunge la forma adulta.Lo stadio larvale spesse volte è ridotto, infatti molti bivalvi dolciacquiferi allevano i propri piccoli all’interno delle branchie materne. Alcune forme larvali sono più sviluppate e vivono la prima fase della vita come parassiti. Si tratta di larve con una struttura davvero particolare, queste presentano delle vere e proprie esche con le quali attraggono a tradimento i pesci predatori oppure hanno piccole strutture uncinate che utilizzano per aggrapparsi al corpo del pesce comportandosi così da parassita. Il pesce ospita il mollusco per tutto il suo periodo larvale, spesse volte il pesce non risente della presenza del parassita e non subisce alcun danno. Dopo il periodo larvale, i piccoli bivalvi si staccano dal pesce e vivono come semplici filtratori.
Le meduse sono invertebrati marini, le specie note sono circa 7.000 e sono appartenenti a tre diverse classi: Hydrozoa, Scyphozoa e Cubozoa. La differenza sostanziale tra meduse appartenenti alle varie classi è data sia dalla forma (cubica, con presenza o assenza del velo) che dal loro ciclo biologico, ovvero dalla modalità con la quale esse nascono, si sviluppano e si riproducono.La struttura fondamentale di una medusa è data da un “cappello” superiore detto ombrella, del tutto innocuo, da un velo, un anello e da svariati tentacoli piuttosto pericolosi, talvolta addirittura letali. All’anello sono ancorati i tentacoli, ma sia la struttura del velo che quella dell’anello non sono sempre presenti.I tentacoli delle meduse possono raggiungere la lunghezza di vari metri, e sono costituiti da particolari cellule dette nematocisti. Queste caratteristiche cellule sono rigonfie di liquidi velenosi e svolgono il loro ruolo principale nella raccolta di cibo e per la difesa: esse possono scaricare un lungo tubo ricco di spine che penetrano nella preda e mediante alcuni impulsi, liberano un liquido tossico paralizzante. A causa di queste cellule, alcune specie di meduse mietono molte vittime. Ne è un esempio la Caravella Portoghese oppure la Chironex Fleckeri detta più comunemente “Vespa di Mare”, questa Cubomedusa infatti, ha causato molte morti al largo della costa dell’Australia. Quando si entra a ripetuto contatto con i tentacoli della “Vespa di Mare” la morte può sopraggiungere per shock e per arresto cardiaco, in altri casi solo per paralisi. Altri tipi di nematocisti più semplicemente producono varie secrezioni per facilitare l’adesione dell’animale al fondale o alla scogliera marina. Quasi tutte le specie sono marine, eccetto qualche esemplare dolciacquifero di Idromedusa.Sebbene la maggior parte delle meduse più comuni non presentano colorazioni vivaci ma sono trasparenti oppure marroni, molte specie sono munite delle colorazioni più disparate. Le meduse hanno simmetria radiale: non posseggono un senso di marcia preferenziale, in quanto non hanno una vera e propria porzione cefalica, non si può parlare di “sistema nervoso” in quanto esso è dato da poche cellule, si suppone che le cellule nervose delle meduse siano le più primitive dell’intero regno animale. Non posseggono veri e propri occhi, per tanto riescono ad orientarsi in acqua grazie a delle “stratocisti”, una sorta di sistema di orientamento che funge da bussola interna. Molte specie sono incapaci di nuotare, ma riescono a mantenersi a galla mediante alcune vesciche galleggianti, e si lasciano trasportare dalle correnti generate dal vento.Come indicato in precedenza, gli esemplari fatali per l’uomo sono appartenenti alla classe Cubozoa, mentre le idromeduse e le scifomeduse sono per lo più innocue, possono solo provocare, con i loro tentacoli, le classiche irritazioni, che vanno via facilmente entrando a contatto con dell’ammoniaca. Un altro consiglio da tenere sempre presente è che per allontanare una medusa basta afferrarla per il “cappello” o “ombrella”, in quanto su di esso non vi sono cellule con funzione difensive, e trascinarla o lanciarla lontano.Le meduse si nutrono di particelle organiche o di piccoli pesci e crostacei che disgraziatamente si sono imbattuti nei loro tentacoli sena trovare più via d’uscita.
Ciclo vitale e riproduzione: La maggior parte delle meduse è a sessi separati. I gameti possono essere liberati nell’ambiente esterno. In alcuni casi le uova sono trattenute all’interno del genitore fino alla fecondazione.Appena dopo la fecondazione vi è la formazione di una larva, liberamente natante, detta Planula. A parte la classe Scyphozoa e quella Cubozoa, che sono costituite da individui che hanno prevalentemente forma medusoidale, le specie che costituiscono la classe delle idromeduse hanno un ciclo di vita a forme alterne: trascorrono una prima fase della vita sottoforma di polipo, quindi fisso al substrato, con limitazione nei movimenti e una parte della vita la trascorrono sottoforma di medusa, liberamente natante.Per descrivere il ciclo vitale generico delle meduse, possiamo prendere in esempio l’Aurelia, una specie appartenete alla classe degli scifozoi. L’Aurelia è a sessi separati, e come tutti gli scifozoi ha come forma prevalente quella medusoidale, con dimensioni di circa 10 cm. I gameti dell’Aurelia, dopo la fecondazione si sviluppano in Planula, questa larva di 0,03 mm è liberamente natante e dopo un primo periodo si sviluppa mutando in un polipo di circa 4 mm. Questo polipo è fissato al substrato, e dopo una fase di accrescimento, il polipo produce piccole meduse, dando vita così ad un nuovo ciclo biologico.
La classe Cephalopoda include seppie, polpi, calamari e nautili che sono i più complessi esemplari tra i molluschi, se non addirittura dell’intera categoria degli invertebrati.Sono predatori e devono il loro successo sia alla velocità con la quale si muovono sia ai tentacoli, che sono dei veri e proprio strumenti per la manipolazione. I tentacoli si trovano nella porzione anteriore dell’animale e vengono usati, oltre che per catturare le prede, anche per l’adesione al substrato, per la riproduzione e per il movimento. Una caratteristica generale di tutti i cefalopodi è il mantello che con una spessa muscolatura avvolge tutto il corpo, lasciando fuori però il capo con gli occhi e i tentacoli con le “braccia”. Una seconda caratteristica di altrettanta importanza è la presenza di una conchiglia interna, infatti, pur essendo invertebrati, questi molluschi possono presentare una conchiglia: molto famosa è quella di seppia. Il così detto “osso di seppia” viene usato come nutrimento per gli uccelli in gabbia per il suo alto contenuto di calcio.In tutti i polpi la conchiglia è assente mentre in un unico esemplare, questa è esterna ed è avvolta a spirale, si tratta della conchiglia del Nautilus.
Locomozione e Alimentazione: I cefalopodi possono sia strisciare sul fondale marino, usando i tentacoli, che muoversi in sospensione con un meccanismo di propulsione a getto: il mantello si riempie del tutto di acqua, che viene rilasciata all’esterno ad alta velocità provocando una lunga spinta.Addirittura i calamari Onycotheutidea riescono a raggiungere la velocità di 30 km/h.Questi molluschi intercettano la preda mediante l’uso degli occhi, meno sviluppato solo nei nautili. Seppie, polpi e calamari hanno occhi con una struttura simile a quella dei vertebrati, riescono perciò a creare immagini, distinguere forme e discriminare alcuni colori. Una volta adocchiata la preda la catturano utilizzando le piccole ventose che hanno sulla superficie dei tentacoli. Le seppie e i nautili si nutrono di piccoli invertebrati presenti sul fondo, i calamari cacciano pesci e gamberi mentre i polpi sono predatori notturni e si nutrono di crostacei, pesci e chiocciole.
Riproduzione e Sviluppo: I cefalopodi sono a sessi separati, non è presente nessun tipo di ermafroditismo. Le femmine producono grandi uova, ricche di tuorlo; queste uova sono avvolte da una sostanza gelatinosa che le protegge e spesso, a contatto con l’acqua marina, tale guaina si indurisce. I maschi possono essere distinti dalle femmine mediante un particolare tentacolo che serve a fecondare la femmina: durante l’accoppiamento, i tentacoli del maschio si intrecciano a quelli della femmina, così, il maschio, con il suo tentacolo modificato, trasferisce lo sperma all’interno della cavità dove sono situate le uova della femmina. Man mano che le uova vengono fecondate, la femmina le depone sul substrato.Alla schiusa delle uova, saranno visibili degli animali con le stesse caratteristiche del genitore, non ci saranno quindi stadi larvali. I piccoli appena nati non saranno allevati dai genitori, non sono presenti dunque cure parentali.
Curiosità, i calamari giganti: A questa classe appartengono i generi Architeuthis con le sue 8 specie e Mesonychoteuthis, conosciuti rispettivamente con i nomi di “calamaro gigante” e “calamaro colossale”. Il calamaro gigante, grazie ai due tentacoli anteriori, che possono allungarsi similmente ad elastici, riescono a raggiungere dimensioni di 20 metri. Questi vivono entrambi negli oceani ad una profondità che varia dai 200 fino ai 100 metri. Non sono mai stati avvistati in zone tropicali, troppo calde, o polari, troppo fredde.Il calamaro gigante è il secondo animale più grande tra tutti gli invertebrati e i primi avvistamenti regolarmente documentati sono recenti, risalgono al 2004, ma solo nel vicino 2007 i giapponesi sono riusciti ad effettuare un video di questo gigantesco animale. Questi generi si nutrono dei pesci che vivono a grandi profondità o predano, con i lunghi tentacoli, dei calamari di dimensioni più modeste.